Dottore Commercialista. Amministratore di condominio. Revisore legale. Studio di consulenza fiscale, commerciale e condominiale. Mediazione civile e commerciale
venerdì 3 aprile 2026
martedì 10 febbraio 2026
Bonus Mobili 2026: Guida Completa a Requisiti, Novità e Limiti di Spesa
Se hai in programma di rinnovare casa, c’è una buona notizia: la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha ufficialmente confermato il Bonus Mobili ed Elettrodomestici anche per l'anno in corso. La detrazione rimane uno degli strumenti più amati dai contribuenti, ma attenzione: ci sono regole precise da seguire, specialmente per quanto riguarda le date di inizio lavori e le tipologie di elettrodomestici ammessi.
Nelle prossime righe faremo chiarezza sui criteri tecnici e normativi necessari per accedere correttamente all'agevolazione fiscale.
1. Il Plafond: quanto si può detrarre nel 2026?
Per gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2026, il tetto massimo di spesa su cui calcolare la detrazione è fissato a 5.000 euro per singola unità immobiliare. Il beneficio consiste in una detrazione IRPEF del 50%, da ripartire in 10 quote annuali di pari importo. In pratica, a fronte di una spesa massima, il risparmio fiscale complessivo sarà di 2.500 euro.
Nota bene: Il limite di 5.000 euro riguarda la singola casa. Se stai ristrutturando due appartamenti diversi, avrai diritto a due plafond distinti. Se invece i lavori sono iniziati nel 2025 e proseguono nel 2026, nel calcolo del limite occorre tener conto delle spese già sostenute l'anno precedente.
2. Il presupposto fondamentale: la ristrutturazione
Non è possibile richiedere il Bonus Mobili in modo isolato. La condizione essenziale è aver avviato interventi di recupero del patrimonio edilizio (art. 16-bis del TUIR) che permettano di accedere alla relativa detrazione edilizia.
La data di avvio: Per gli acquisti effettuati nel 2026, i lavori devono essere iniziati a partire dal 1° gennaio 2025.
La cronologia: L'inizio del cantiere deve essere necessariamente antecedente alla data di acquisto dei mobili.
Quali lavori attivano il bonus?
Manutenzione straordinaria, restauro o ristrutturazione edilizia su singoli appartamenti residenziali.
Ripristino di immobili danneggiati da eventi calamitosi (se dichiarato lo stato di emergenza).
Manutenzione ordinaria, ma esclusivamente se effettuata sulle parti comuni di un condominio (in questo caso il bonus spetta per gli arredi delle aree comuni).
3. Lo stop alle Caldaie a Gas
Una novità cruciale riguarda il passaggio green: dal 1° gennaio 2025, la sostituzione o l'installazione di caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili (anche se ad alta efficienza) non è più considerata un intervento trainante per il Bonus Mobili.
Per mantenere il diritto al bonus attraverso il rifacimento degli impianti, è necessario installare sistemi più sostenibili come pompe di calore, sistemi ibridi o generatori a biomassa.
4. Cosa è possibile acquistare?
L'agevolazione è riservata all'acquisto di arredi ed elettrodomestici nuovi.
Arredi: Rientrano letti, armadi, librerie, divani, tavoli, ma anche materassi e apparecchi di illuminazione. Sono esclusi invece porte, pavimentazioni, tende e mobili usati o d'antiquariato.
Grandi Elettrodomestici: L'efficienza è obbligatoria. Devono essere almeno di:
Classe A per i forni.
Classe E per lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie.
Classe F per frigoriferi e congelatori.
5. Regole per il pagamento e invio ENEA
Per non perdere il diritto alla detrazione, il pagamento deve essere rigorosamente tracciabile. Sono ammessi esclusivamente bonifici (anche ordinari) e pagamenti con carta di debito o credito. È vietato l'uso di contanti o assegni.
Infine, ricordati che per gli elettrodomestici che comportano un risparmio energetico, è necessario inviare una comunicazione telematica all'ENEA entro 90 giorni dall'acquisto, indicando i dati relativi alla classe energetica e alla potenza assorbita.
giovedì 5 febbraio 2026
Rottamazione-Quinquies: Al via la Definizione Agevolata 2026. Guida Completa
- Imposte dichiarate ma non versate: derivanti da dichiarazioni annuali e controlli automatici/formali (es. 36-bis e 36-ter).
- Contributi INPS: omessi versamenti (esclusi quelli derivanti da accertamento).
- Multe stradali: sanzioni irrogate dalle Prefetture.
- Sanzioni e interessi di mora.
- Sanzioni civili (per i crediti previdenziali).
- L’aggio della riscossione.
- Per le multe stradali, non si pagano interessi e maggiorazioni.
- Soluzione unica: entro il 31 luglio 2026.
- Rateizzazione: fino a un massimo di 54 rate bimestrali (9 anni).
- Area Riservata (Consigliata). Accedendo con SPID, CIE o CNS, il sistema ti riconosce e ti propone già l'elenco dei debiti che possono essere rottamati. Ti basterà selezionare quelli di tuo interesse e indicare il numero di rate desiderato.
- Area Pubblica. Se non hai le credenziali, puoi compilare il form allegando un documento di riconoscimento. In questo caso dovrai inserire manualmente i numeri identificativi delle cartelle o degli avvisi di addebito.
- 30 Aprile 2026: Termine ultimo per presentare la domanda di adesione.
- 30 Giugno 2026: Termine entro cui AdeR invierà la comunicazione delle somme dovute.
- 31 Luglio 2026Scadenza della prima (o unica) rata.
lunedì 2 febbraio 2026
Morosità in Condominio: chi paga le spese per i solleciti e come funziona il recupero crediti
La gestione dei debiti all’interno di un edificio rappresenta una delle sfide più faticose per la convivenza civile. Quando un proprietario interrompe i pagamenti delle quote, l’intero gruppo subisce un danno economico che può bloccare servizi essenziali come il riscaldamento o la pulizia delle scale.
In questo contesto, nasce spesso una domanda pratica: chi paga le spese per le lettere di sollecito ai condomini morosi? Non è solo una questione di pochi euro di affrancatura, ma un tema che tocca i principi cardine della ripartizione degli oneri comuni.
Chi paga le raccomandate inviate ai morosi?
Le spese postali necessarie per inviare i solleciti di pagamento sono considerate, in prima battuta, spese di amministrazione generale. Poiché mirano a recuperare fondi indispensabili per il funzionamento del palazzo, sono effettuate nell’interesse della collettività.
La regola generale
Secondo la legge, tali oneri devono essere ripartiti tra tutti i partecipanti al condominio in base ai millesimi di proprietà, esattamente come accade per la luce delle scale o il compenso dell’amministratore.
L'eccezione del Regolamento
L'amministratore non può addebitare d'ufficio queste spese solo al condomino moroso, a meno che non esista una clausola specifica nel Regolamento di Condominio.
Regolamento Assembleare: Votato a maggioranza, deve rispettare i limiti di legge.
Regolamento Contrattuale: Predisposto dal costruttore e accettato nei rogiti, ha forza maggiore e può prevedere criteri più rigidi.
Nota bene!!!: In assenza di clausole nel regolamento, il costo delle lettere apparirà nel bilancio come spesa comune. Solo in caso di causa legale, il giudice potrà decidere di porre tali costi a carico esclusivo dell’inadempiente nella sentenza definitiva.
Il Decreto Ingiuntivo: lo strumento per il recupero forzoso
Se i solleciti non bastano, l’amministratore ha il dovere di agire tempestivamente (solitamente entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio) attraverso il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.
A differenza dei decreti ordinari, quello condominiale permette di agire subito con il pignoramento o l’iscrizione di ipoteca, senza attendere i 40 giorni canonici per l’opposizione.
I documenti necessari per provare il debito
Per ottenere il decreto dal giudice, l’amministratore deve presentare un fascicolo che includa:
- Verbale dell'assemblea di approvazione del bilancio (consuntivo o preventivo).
- Stato di ripartizione delle spese con la quota precisa per ogni condomino.
- Tabelle millesimali di riferimento.
- Rendiconto della gestione con le voci di entrata e uscita.
Attenzione al "Condomino Apparente"
Un errore frequente è notificare il debito a chi si comporta come proprietario (ad esempio il marito che vive in casa) ma non lo è formalmente. La giurisprudenza rifiuta la figura del "condomino apparente": l'azione legale deve essere rivolta esclusivamente al titolare effettivo risultante dai registri immobiliari. L'amministratore ha l'obbligo di verificare la titolarità tramite visure catastali per evitare che il condominio sprechi denaro in cause nulle.
Cosa può contestare il moroso?
I margini di manovra per chi riceve un decreto ingiuntivo sono molto stretti. In sede di opposizione, non si può contestare la validità della delibera (che andava impugnata entro 30 giorni), ma solo questioni legate all'efficacia del debito, come:
- Prova dell'avvenuto pagamento (bonifici o ricevute).
- Errore nel calcolo dei millesimi rispetto alle tabelle.
- Prescrizione del debito (se sono passati più di 5 anni).
Spese impreviste e bilancio preventivo
Cosa succede se i costi (come il gas) aumentano improvvisamente superando il preventivo? L’amministratore non può aumentare le quote autonomamente. Per coprire i rincari deve:
- Utilizzare un fondo speciale già esistente.
- Convocare un'assemblea straordinaria per autorizzare la variazione delle quote.
La trasparenza del rendiconto rimane la bussola fondamentale per garantire che ogni richiesta di pagamento sia giustificata e legalmente esigibile.
venerdì 30 gennaio 2026
Affitti Brevi 2026: La Guida Completa alla Nuova Riforma tra CIN, Fisco e Sicurezza
Il panorama delle locazioni brevi in Italia ha appena subito una trasformazione radicale. Se fino a ieri il settore era caratterizzato da una certa flessibilità, la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) e il consolidamento della banca dati nazionale segnano un cambio di rotta netto.
Per i proprietari non si tratta più solo di accogliere ospiti, ma di gestire una vera e propria attività regolamentata. Ecco tutto quello che devi sapere per restare in regola e non rischiare sanzioni pesanti.
1. Il CIN: La tua nuova "targa" obbligatoria
La prima grande novità riguarda il Codice Identificativo Nazionale (CIN). Ottenibile tramite la Banca Dati Strutture Ricettive (BDSR) del Ministero del Turismo, il CIN è diventato il passaporto indispensabile per ogni immobile.
Cosa devi fare concretamente?
Richiederlo online: Allegando una dichiarazione sostitutiva che attesti i requisiti di sicurezza.
Esporlo fisicamente: Deve essere affisso all'esterno dello stabile dove si trova l'appartamento.
Indicarlo ovunque: Ogni annuncio, su Airbnb, Booking o social media, deve riportare chiaramente il CIN.
2. Addio "Privato": Da 3 immobili scatta la Partita IVA
La riforma 2026 stringe il cerchio intorno a chi gestisce più unità. La soglia per essere considerati "imprenditori" si è abbassata drasticamente.
Fino a 2 appartamenti: Puoi ancora agire come privato. Sul primo immobile la cedolare secca resta al 21%, mentre sul secondo l'aliquota sale al 26%.
Da 3 immobili in poi: Scatta la presunzione assoluta di attività d'impresa. Non è ammessa prova contraria: dovrai aprire la partita IVA, tenere una contabilità strutturata e versare i contributi previdenziali. La cedolare secca, in questo caso, scompare.
3. Sicurezza: Estintori e Rilevatori sono d'obbligo
La sicurezza non è più una raccomandazione, ma un requisito di legge che si applica anche a chi affitta una singola stanza. Ogni unità deve essere dotata di:
Rilevatori di gas combustibili e monossido di carbonio.
Estintori portatili a norma.
Quanti estintori servono? La regola generale prevede un estintore ogni 200 mq o frazione, ma con una specifica fondamentale: almeno uno per piano. Se il tuo appartamento è su due livelli, ne serviranno due, anche se la metratura totale è ridotta.
4. Standard Abitativi e Contrasto al Sovraffollamento
Per migliorare la qualità dell'offerta turistica, la riforma introduce parametri minimi di superficie:
Camere singole: minimo 9 mq.
Camere doppie: minimo 14 mq.
Cucina: minimo 9 mq.
Servizi: un bagno ogni 6 posti letto.
Attenzione: Il numero di ospiti non può mai superare quanto indicato nel certificato di agibilità. Dichiarare un numero di posti letto superiore al consentito negli annunci è considerata una violazione grave.
5. Controlli e Sanzioni: Cosa si rischia?
Il sistema dei controlli è stato potenziato, affidando ai Comuni poteri ispettivi senza precedenti. Aspettatevi incroci di dati tra portali online e anagrafe, oltre a sopralluoghi congiunti tra Polizia Locale e Vigili del Fuoco.
Le multe sono salate:
Fino a 5.000 € per immobili non conformi.
Fino a 10.000 € e responsabilità penale per false dichiarazioni.
Sospensione dell'attività in caso di recidiva.
Conclusione
La riforma 2026 trasforma l'affitto breve in una sfida professionale. Se da un lato aumentano gli oneri burocratici e i costi per la sicurezza, dall'altro si punta a un mercato più trasparente e di qualità, tutelando sia i turisti che la convivenza nei condomini (dove restano sovrani il regolamento e le tabelle millesimali).
mercoledì 28 gennaio 2026
Guerra per il Parcheggio in Condominio? Ecco cosa dice la Legge (e come evitarla)
Il cortile condominiale è spesso lo scenario di una delle "battaglie" più accese tra vicini di casa: la gestione dei posti auto. Quando lo spazio non basta per tutti, la tensione sale. Tuttavia, il Codice Civile e la Corte di Cassazione tracciano confini molto netti per garantire che il diritto di uno non diventi il prevaricamento sull'altro.
Che cos'è, legalmente, un "Cortile"?
Prima di discutere su chi possa parcheggiare, bisogna capire di cosa stiamo parlando. Secondo la Cassazione (sent. n. 2532/2017), il cortile non è solo lo spazio tra gli edifici che dà luce e aria. Il concetto è molto più ampio: include aree verdi, zone di rispetto, intercapedini e, appunto, i parcheggi.
Tutti questi spazi sono presunti comuni ai sensi dell'art. 1117 c.c. Questo significa che, a meno che un atto d’acquisto (il "titolo contrario") non dichiari che un’area appartiene a un singolo proprietario, lo spazio appartiene a tutti.
La regola d'oro: l'uso paritario (Art. 1102 c.c.)
L'amministrazione dei posti auto non è un far west. L'art. 1102 del Codice Civile stabilisce che ogni condomino può usare la cosa comune, purché:
Non ne alteri la destinazione.
Non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso.
Il divieto di "Posto Fisso" a vita
Un errore comune nelle assemblee è pensare di poter assegnare "per sempre" un posto specifico a un condomino. La Cassazione (sentenza 9069/2022) è stata categorica: l’assemblea non può deliberare l’assegnazione nominativa, esclusiva e a tempo indefinito di posti auto fissi.
Perché questo divieto?
Sottrazione del bene: Se assegno un posto fisso a Tizio, sto togliendo a Caio il diritto di usare quella porzione di suolo comune.
Rischio Usucapione: Un possesso esclusivo e prolungato nel tempo potrebbe permettere al singolo condomino di rivendicare la proprietà dell'area, sottraendola definitivamente al condominio.
Quando i posti non bastano: il criterio della turnazione
Se il numero di auto supera quello dei posti disponibili, la soluzione più equa (e caldeggiata dai giudici) è la turnazione. L'assemblea può stabilire turni settimanali, mensili o stagionali, garantendo che nel tempo tutti abbiano avuto la stessa possibilità di parcheggiare. Questo sistema rispetta perfettamente il principio di uguaglianza sancito dalla legge.
Nota bene: Non si possono escludere i proprietari di locali commerciali (negozi o uffici) dal diritto al parcheggio, a meno che il regolamento contrattuale non preveda diversamente.
Attenzione: Parcheggiare abusivamente è un reato
Una delle novità più incisive riguarda le conseguenze penali per chi occupa spazi non autorizzati. Molti pensano che un parcheggio selvaggio sia solo una sgarbo condominiale, ma la Cassazione Penale (sent. n. 31700/2023) ha alzato il tiro.
Parcheggiare abusivamente nel cortile condominiale senza averne diritto può integrare il reato di violazione di domicilio (art. 614 c.p.). Il cortile è considerato a tutti gli effetti una "privata dimora": anche se condiviso, è uno spazio privato non accessibile al pubblico. Chi entra e sosta senza autorizzazione viola la sfera di riservatezza e sicurezza dei residenti.
martedì 10 dicembre 2024
PROPRIETA' E VICINATO: DIRITTI, LIMITI E REGOLE PER UNA CONVIVENZA CIVILE
Il diritto di proprietà, garantito dall'articolo 832 del Codice Civile italiano, conferisce al proprietario la possibilità di godere e disporre del proprio bene in modo pieno ed esclusivo. Tuttavia, tale diritto incontra limiti imposti dalla legge, volti a tutelare i diritti degli altri e a garantire una convivenza armoniosa, soprattutto in ambiti sensibili come i rapporti di vicinato.
I Limiti al Diritto di Proprietà
I principali limiti sono sanciti dal Codice Civile e dalle leggi speciali, con l’obiettivo di evitare che l’esercizio del diritto di proprietà causi pregiudizi agli altri. Tra i più rilevanti vi sono:
- Divieto di immissioni intollerabili: rumori, odori, fumi e altri fattori disturbanti devono rimanere entro i limiti della normale tollerabilità (art. 844 c.c.).
- Divieto di atti emulativi: è vietato compiere atti il cui unico scopo sia quello di recare molestia ad altri (art. 833 c.c.).
- Rispetto delle distanze legali: sono previsti vincoli specifici per la costruzione e il posizionamento di elementi edilizi per garantire il diritto di veduta, di luce e di aria (artt. 905-907 c.c.).
Un Caso Concreto: Il Tribunale di Messina
La recente sentenza n. 2507/2024 del Tribunale di Messina
offre uno spunto per riflettere su alcune tra le principali problematiche
legate ai rapporti di vicinato in ambito condominiale. Il caso vedeva
contrapposti i proprietari di un ristorante, ubicato al piano terra di un
edificio, e i condomini dei piani superiori, che lamentavano vari pregiudizi,
tra cui:
- Immissioni sonore oltre i limiti della tollerabilità.
- Limitazione della servitù di veduta.
- Occupazione di un'area condominiale comune.
Esiti e Riflessioni
Il Tribunale ha accolto parzialmente le domande degli attori, ordinando ai proprietari del ristorante di ricondurre le immissioni sonore delle apparecchiature entro i limiti consentiti dalla normativa. Tuttavia, ha respinto le richieste relative alla violazione della servitù di veduta e all'occupazione dell'area condominiale, ritenendo che:
- Non sussisteva una servitù di veduta nei termini di legge.
- L’area contestata non era destinata all’uso comune, ma all’accesso esclusivo del ristorante.
Il Diritto di Veduta e le Distanze Legali
L’articolo 907 c.c. sancisce che le costruzioni non possono
essere realizzate a meno di tre metri dalle vedute dirette o oblique. Tale
limite, finalizzato a garantire aria e luce, è applicabile anche in contesti
condominiali. Tuttavia, per la costituzione di una servitù di veduta, è
necessaria una chiara previsione legale, contrattuale o acquisizione per
usucapione, condizioni che nel caso di specie non risultavano soddisfatte.
Immissioni Sonore e Tollerabilità
Sul tema delle immissioni, la normativa italiana, combinata
con la giurisprudenza consolidata, stabilisce che la valutazione della
tollerabilità deve essere basata sia sui limiti assoluti di rumore che sui
valori differenziali, tenendo conto del contesto locale. Nel caso in esame, il
Tribunale ha ritenuto intollerabili i rumori prodotti dai compressori delle
celle frigorifere, imponendone l'adeguamento ai parametri di legge.
Conclusione
La sentenza del Tribunale di Messina evidenzia la necessità di un equilibrio tra il diritto di proprietà e il rispetto dei diritti altrui. In ambiti come quello condominiale, il rispetto delle normative e il buon senso sono essenziali per prevenire e risolvere conflitti, garantendo una convivenza pacifica e il rispetto reciproco. La conoscenza dei propri diritti e doveri rappresenta un primo passo fondamentale per affrontare e risolvere le problematiche che possono emergere nei rapporti di vicinato
martedì 15 ottobre 2024
IN ARRIVO IL BONUS NATALE!
Con la pubblicazione della circolare n. 19/E dell'Agenzia
delle Entrate, sono state chiarite le modalità di erogazione di un'indennità
una tantum prevista per l'anno 2024. Tale indennità, del valore di 100 euro,
sarà concessa ai lavoratori dipendenti, secondo specifici criteri previsti
dall'articolo 2-bis del decreto-legge n. 113/2024. L’importo sarà proporzionato
al periodo di lavoro effettivo.
Per beneficiare di questo bonus, è necessario che i
lavoratori soddisfino simultaneamente alcune condizioni:
- Un
reddito complessivo non superiore a 28.000 euro per l'anno d’imposta 2024;
- La
presenza di un coniuge fiscalmente a carico e almeno un figlio a carico
(anche se nato fuori dal matrimonio, adottivo o in affido), oppure, in
alternativa, l’essere parte di un nucleo familiare monogenitoriale con
almeno un figlio a carico;
- Un’imposta
lorda sui redditi di lavoro dipendente superiore alla detrazione
spettante, secondo quanto stabilito dall’articolo 13 del Tuir.
L'Amministrazione precisa, inoltre, che per beneficiare
dell’indennità è sufficiente essere titolari di un reddito da lavoro dipendente
nel 2024, senza che sia rilevante la tipologia contrattuale. Sono invece
esclusi i redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente, poiché la norma fa
riferimento al solo articolo 49 del Tuir.
Il bonus non concorre alla formazione del reddito
complessivo ai fini Irpef e viene calcolato in base ai giorni di lavoro
effettivi nel 2024. Nel caso in cui il dipendente percepisca più redditi di
lavoro dipendente, i giorni lavorati in periodi sovrapposti saranno conteggiati
una sola volta. Non è prevista alcuna riduzione per i lavoratori part-time,
indipendentemente dalla tipologia di orario.
Ai fini del calcolo del reddito complessivo, vanno
considerati solo i redditi agevolati per i residenti che hanno trasferito la
propria residenza in Italia, escludendo il reddito derivante dall’abitazione
principale e dalle sue pertinenze.
Per quanto riguarda i nuclei familiari monogenitoriali, la
circolare precisa che si configura tale condizione in caso di decesso
dell’altro genitore, mancato riconoscimento del figlio, o adozione e affido a
un solo genitore. In queste situazioni, il bonus spetta unicamente al genitore
non coniugato o separato legalmente. L'eventuale convivenza more uxorio
non preclude l’erogazione del bonus.
Il documento fornisce anche chiarimenti sui casi in cui il
bonus non spetta, come quando entrambi i genitori sono conviventi e hanno
riconosciuto il figlio, rendendo impossibile qualificare la famiglia come
monogenitoriale.
Il bonus sarà erogato dal datore di lavoro insieme alla
tredicesima mensilità, previa richiesta del dipendente. Nel caso di più figli
fiscalmente a carico, sarà sufficiente indicare il codice fiscale di uno di
essi.
Se durante il 2024 il lavoratore ha avuto più rapporti di
lavoro dipendente, dovrà presentare la richiesta del bonus all’ultimo datore di
lavoro, corredando la domanda con le certificazioni uniche dei precedenti
rapporti di lavoro. Qualora il lavoratore abbia più contratti part-time, il
bonus sarà erogato dal datore di lavoro scelto dal dipendente.
Le somme erogate saranno recuperate dal datore di lavoro
sotto forma di credito compensabile. In sede di conguaglio, verranno effettuate
verifiche sull’effettiva spettanza del bonus, con eventuale recupero delle
somme non dovute.
Infine, il bonus sarà rideterminato nella dichiarazione dei redditi 2024. Se il lavoratore non ha ricevuto il bonus pur avendone diritto, potrà richiederlo in sede di dichiarazione, così come potrà restituire eventuali importi percepiti indebitamente.
venerdì 11 ottobre 2024
GUIDA AL MODELLO 770 PER I CONDOMINI: OBBLIGHI, SCADENZE E SANZIONI
L'invio
del modello 770 al Fisco per quanto riguarda i condomini è uno degli obblighi a
carico dell'amministratore, poiché questo funge da rappresentante legale della
struttura. In base all'art. 1130, comma 5 del Codice Civile, l'amministratore è
infatti incaricato di adempiere anche a tutte le questioni fiscali, fra cui
rientra il modello 770.
Il
modello 770 è un documento dichiarativo che il sostituto d’imposta utilizza per
comunicare i compensi corrisposti durante l’anno, sui quali è stata applicata
la ritenuta d’acconto.
Dal
1° gennaio 1998, anche il condominio è considerato sostituto d’imposta, il che
significa che è responsabile di trattenere le ritenute sui compensi erogati e
di comunicare annualmente l'importo di queste trattenute tramite il modello
770.
Tra
i compensi che il condominio deve dichiarare, rientrano ad esempio quelli
pagati a:
- dipendenti o artigiani, come il personale di portineria, idraulici o fabbri;
- l’amministratore stesso o altri lavoratori autonomi che prestano servizi per il condominio.
- una sezione introduttiva con indicazioni come l'informativa sulla privacy (d.lgs. 196/2003) e i campi per informazioni sul tipo di dichiarazione, i dati del sostituto d'imposta, il rappresentante firmatario e altre informazioni utili;
- diversi quadri, in cui inserire dettagli su redditi di capitale, riscatti di polizze vita, utili, proventi derivanti da partecipazioni a OICR, ritenute operate su titoli atipici, imposte sostitutive, ritenute operate, e dati riassuntivi.
La
compilazione del modello 770 può essere effettuata direttamente
dall’amministratore o tramite un consulente o intermediario abilitato.
Il
modello 770, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, comprende:
Il
modello deve essere inviato esclusivamente online, direttamente tramite il sito
dell’Agenzia delle Entrate o attraverso un intermediario. Una volta trasmesso,
l’Agenzia rilascia una ricevuta che conferma l’avvenuta trasmissione.
L’invio
per il condominio è obbligatorio. Di norma, è l’amministratore a occuparsene,
ma nei condomini privi di amministratore (dove non è obbligatoria la sua
nomina) tale compito ricade su un condòmino. Gli amministratori devono
presentare il modello 770 entro il 31 ottobre di ogni anno, come stabilito dal
comma 4 bis dell'art. 4 del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322. Pertanto, il modello
770/2024, relativo ai compensi del 2023, dovrà essere inviato entro il 31
ottobre 2024.
La
dichiarazione è considerata presentata nel momento in cui l’Agenzia riceve i
dati, e la prova è data dalla ricevuta telematica. Se l'amministratore non
presenta il modello in tempo, rischia di incorrere in sanzioni.
L’omessa
presentazione della dichiarazione comporta una sanzione amministrativa che
varia dal 120% al 240% delle ritenute non versate, con un minimo di 250 euro.
Se la dichiarazione viene presentata prima della scadenza per l'anno fiscale
successivo e prima di eventuali controlli da parte del Fisco, la sanzione
scende al 60%-120% delle ritenute non versate, con un minimo di 200 euro. Se i
compensi dichiarati risultano inferiori a quelli effettivi, la sanzione va dal
90% al 180% della differenza non dichiarata.
In
caso di violazioni gravi, come l'uso di documentazione falsa o comportamenti
fraudolenti, la sanzione può essere aumentata del 50%. Tuttavia, se la
differenza tra quanto dichiarato e quanto accertato è inferiore al 3%
dell'importo totale e comunque non superiore a 30.000 euro, è prevista una
riduzione di un terzo.
Infine, l'amministratore può ridurre l'impatto delle sanzioni utilizzando l'istituto del ravvedimento operoso, il termine è il 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione.
giovedì 25 gennaio 2024
NUOVA IRPEF: CHI RISPARMIA DAVVERO?
Il decreto legislativo numero 216 del 30 dicembre 2023,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 303 del medesimo giorno, implementa
il primo modulo della riforma dell'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche
(IRPEF) e introduce ulteriori misure relative alle imposte sui redditi. Per
approfondimenti sulle novità per il 2024, è possibile consultare la riforma
dell'IRPEF e dell'Imposta sul Reddito delle Società (IRES).
L'approvazione definitiva di tale decreto legislativo, in
conformità alla legge delega per la riforma fiscale (legge numero 111 del 9
agosto 2023), ha come obiettivo la graduale riduzione dell'imposta e la
promozione dell'equità orizzontale. In particolare, per il solo periodo
d'imposta 2024, si prevede una riduzione degli scaglioni da quattro a tre, con
l'applicazione delle seguenti aliquote:
- 23% per il reddito complessivo fino a 28.000 euro;
- 35% per il reddito complessivo superiore a 28.000 euro e fino a 50.000 euro;
- 43% per il reddito complessivo superiore a 50.000 euro.
Viene quindi consolidato il primo e il secondo scaglione di
reddito, attualmente definiti dall'articolo 11 del Testo Unico delle Imposte
sui Redditi (TUIR), in modo tale che un'unica aliquota del 23% sia applicata
alla fascia di reddito compresa tra 15.001 e 28.000 euro.
Il principale obiettivo della riforma è semplificare il
sistema fiscale e alleviare la pressione fiscale per i lavoratori con redditi
medio-bassi. La riduzione delle aliquote da quattro a tre mira a snellire il
sistema, semplificando le procedure di calcolo dell'imposta.
Per il periodo d'imposta 2024, l'articolo 1 del decreto
stabilisce che, nella determinazione dell'IRPEF, l'imposta lorda sarà calcolata
applicando le nuove aliquote per gli scaglioni di reddito sopra menzionati.
Rispetto al sistema vigente fino al 2023, si verifica un accorpamento dei primi
due scaglioni di reddito e una riduzione del 2% dell'aliquota applicata ai
redditi tra 15.000 e 28.000 euro (23% anziché 25%), generando un risparmio
massimo di 260 euro. Gli altri intervalli di reddito e le relative aliquote
rimangono invariate.
Con l'eccezione dell'area di esenzione fiscale (no tax
area), per coloro che guadagnano fino a 15.000 euro all'anno, la riforma non
comporterà alcun cambiamento, poiché l'IRPEF rimane al 23%. Il beneficio si
manifesta per coloro che superano la soglia di 15.000 euro.
Per i redditi più bassi, si prevede quindi un modesto risparmio, ma il vero vantaggio si osserva nei redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro (e non oltre): superata questa soglia, infatti, l'azzeramento del beneficio generato scaturisce dal taglio delle detrazioni fiscali. In questo contesto, all'aumentare del reddito, si registra una diminuzione dei benefici fiscali.
Per garantire la coerenza dell'addizionale regionale IRPEF con le modifiche introdotte negli scaglioni dell'IRPEF per il 2024, i comuni per l'anno 2024, entro il termine di approvazione del bilancio di previsione, modificheranno, con propria delibera, gli scaglioni e le aliquote dell'addizionale comunale in modo da conformarsi alla nuova articolazione prevista per l'IRPEF. Inoltre, per gli acconti relativi ai periodi d'imposta 2024 e 2025, si stabilisce di considerare l'imposta determinata senza l'applicazione delle nuove disposizioni, ovvero la riduzione delle aliquote e l'aumento delle detrazioni.
venerdì 19 gennaio 2024
CU 2024: LE NOVITA' CHE CI ASPETTANO
Il modello della Certificazione Unica 2024 è strutturato in
tre sezioni, ciascuna contenente dati specifici. La sezione del Frontespizio
fornisce informazioni sulla comunicazione, i dati del sostituto, del
rappresentante firmatario, della firma e dell'impegno alla presentazione
telematica. Il Quadro CT contiene informazioni sulla ricezione
telematica dei dati relativi ai Modelli 730-4. La Certificazione Unica 2024
raccoglie dati fiscali e previdenziali relativi a lavoro dipendente,
assimilati, assistenza fiscale, lavoro autonomo, provvigioni, redditi diversi e
locazioni brevi.
Le novità normative 2023 che hanno avuto impatto nella Certificazione Unica riguardano:
- la tassazione agevolata delle mance per i lavoratori dipendenti del settore turistico;
- la riorganizzazione del lavoro sportivo dilettantistico e professionistico;
- l’innalzamento a 3.000 euro dei fringe benefit erogati a favore dei lavoratori dipendenti con figli a carico;
- l’indicazione del trattamento integrativo speciale erogato ai lavoratori del settore turistico, ricettivo e termale;
- la rideterminazione della riduzione IRPEF spettante al comparto sicurezza e difesa.
Per quanto riguarda le mance nel settore turismo, sono
soggette a tassazione sostitutiva le somme destinate dai clienti ai lavoratori
del settore privato, con aliquota del cinque per cento, entro il limite del
venticinque per cento del reddito percepito nell'anno precedente. Tale misura è
destinata ai lavoratori del settore privato delle strutture ricettive e degli
esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che risultino titolari di
reddito di lavoro dipendente di importo non superiore a euro 50.000 nell’anno
precedente. Tutti dati che devono essere inseriti nei nuovi punti della CU opportunamente
creati.
Per i lavoratori sportivi, è stata introdotta una sezione
speciale per la certificazione dei compensi corrisposti agli sportivi
dilettantistici iscritti alla Gestione Separata INPS a partire dal 1° luglio
2023.
L'art. 40 del D.L. n. 48/2023 ha innalzato a 3.000 euro il
limite di esenzione dei fringe benefit per i dipendenti con figli a carico,
mentre l'art. 39-bis ha introdotto un trattamento integrativo speciale per i
lavoratori del settore turistico, ricettivo e termale. Anche questi dati devono
essere indicati in appositi punti.
Per il personale del comparto sicurezza e difesa, è stata prevista una riduzione IRPEF nel 2023, con detrazioni specifiche da indicare nel modello della Certificazione Unica.
Queste sono solo alcune delle principali modifiche e aggiornamenti apportati alla Certificazione Unica per il prossimo anno, ma offrono una panoramica delle nuove disposizioni fiscali e previdenziali.
mercoledì 17 gennaio 2024
BONUS EDILIZI: LA MAPPA DEL 2024
Le novità riguardano anche il bonus barriere architettoniche, valido fino al 2025, che ha subito importanti cambiamenti a seguito del decreto "Salva spese" (D.L. n. 212/2023), limitando l'ambito oggettivo e vietando opzioni di sconto in fattura e cessione del credito.
Il 2024 segna un ridimensionamento del superbonus al 70%, con un ambito soggettivo ristretto e una significativa riduzione della detrazione. Gli interventi "trainati" effettuati dalle persone fisiche all'interno dello stesso condominio o edificio possono usufruire anch'essi del superbonus al 70%.
Il superbonus al 110% resta confermato solo per casi specifici fino al 31 dicembre 2025, come interventi in comuni colpiti da eventi sismici o per soggetti che svolgono attività socio-sanitaria in determinate categorie catastali.
Con il decreto "Salva spese," è introdotta una sanatoria per i cantieri che non riescono a terminare i lavori entro il 31 dicembre 2023, evitando il recupero delle detrazioni spettanti.
Per il bonus mobili, nel 2024, l'importo massimo detraibile è ridotto a 5.000 euro, e spetta a chi ha iniziato interventi di recupero dal 1° gennaio 2023.
Altre disposizioni includono la conferma di bonus edilizi minori fino alla fine del 2024, come la detrazione Irpef al 50% per interventi di recupero del patrimonio edilizio e l'ecobonus al 50-65-70-75% per la riqualificazione energetica.
Il bonus acqua potabile è terminato nel 2023, e il credito d'imposta per l'acquisto di sistemi di filtraggio è soggetto a comunicazione delle spese entro il 28 febbraio 2024.
Le opzioni di sconto in fattura e cessione del credito sono bloccate per il bonus barriere architettoniche dal 31 dicembre 2023, con alcune limitazioni specifiche per interventi sismici.
L'obbligo di affidare lavori superiori a 516.000 euro a imprese con certificazione SOA è confermato per il 2024, escluse alcune eccezioni specificate.
domenica 31 dicembre 2023
FESTEGGIA RESPONSABILMENTE: IL CAPODANNO IN CONDOMINIO
La notte del 31 dicembre è da sempre caratterizzato da cene
e festeggiamenti per celebrare l'avvento del nuovo anno.
In conclusione, è
senz'altro lecito concedersi un momento di svago e festeggiamento per celebrare
la fine dell'anno in corso e l'inizio del nuovo, anche in un contesto
condominiale. Tuttavia, è cruciale consultare il regolamento condominiale per
individuare eventuali limitazioni o clausole specifiche, agendo sempre con
rispetto ed educazione per evitare di arrecare disturbo agli altri residenti e
di mettere a rischio la sicurezza delle persone, degli animali e delle
proprietà.
Per coloro che dimorano in un contesto condominiale, è
essenziale prestare particolare attenzione a questioni che potrebbero generare
discussioni e malcontento. A tale proposito, è opportuno richiamare
l'attenzione sull'articolo 844 del codice civile, che regola le "immissioni
acustiche" o rumori, vietando quelli che superano la normale soglia di
tollerabilità.
Salvo disposizioni specifiche nel regolamento condominiale
riguardanti i rumori durante le festività, è ammissibile un moderato aumento di
rumori e musica al di fuori degli orari consueti in occasione del Capodanno.
Tuttavia, è imperativo agire con educazione, buon senso e rispetto per gli
altri condomini, evitando comportamenti eccessivi.
Un altro tema di discussione inerente ai festeggiamenti di
Capodanno riguarda i fuochi d'artificio e i botti. È essenziale considerare che
molti Comuni emettono ordinanze specifiche per limitare tali manifestazioni,
vietando l'uso di petardi e fuochi d'artificio per motivi di sicurezza, dato
che tali esibizioni spesso causano vittime e feriti e rappresentano un pericolo
per gli animali e le abitazioni.
L'articolo 703 del codice penale disciplina chiaramente il
divieto di sparare armi da fuoco, accendere fuochi d'artificio o compiere altre
attività pericolose senza la debita licenza dell'Autorità, soprattutto in
luoghi abitati. Al fine di proteggere il condominio da possibili danni o
incidenti, è consigliabile stipulare una polizza assicurativa globale
sull'edificio, coprendo così le parti comuni, le abitazioni private e terze
persone. La decisione in merito spetta all'assemblea di condominio, che determinerà
anche la durata e la scelta della società assicurativa.
Qualora i condomini intendano organizzare una festa
condominiale in occasione del Capodanno, è essenziale avvisare preventivamente
l'amministratore, a meno che il regolamento condominiale non imponga divieti
specifici in tal senso.
In conclusione, è senz'altro lecito concedersi un momento di svago e festeggiamento per celebrare la fine dell'anno in corso e l'inizio del nuovo, anche in un contesto condominiale. Tuttavia, è cruciale consultare il regolamento condominiale per individuare eventuali limitazioni o clausole specifiche, agendo sempre con rispetto ed educazione per evitare di arrecare disturbo agli altri residenti e di mettere a rischio la sicurezza delle persone, degli animali e delle proprietà.
mercoledì 13 dicembre 2023
GUIDA COMPLETA ALL'IMU 2023: LE ESENZIONI E LE NOVITA' DA CONOSCERE!
Nel caso di pagamento tramite modello F24, è necessario utilizzare i codici tributo stabiliti dall'Agenzia delle Entrate con le risoluzioni n. 35 e 53 del 2012 e n. 33/2013.
Per quanto riguarda la storia dell'Imposta Municipale Propria (IMU), introdotta sperimentalmente nel 2012 in sostituzione dell'ICI, attualmente è disciplinata dall'articolo 1, commi 738 e seguenti, della legge n. 160/2019 (Bilancio 2020). Si applica in tutti i Comuni italiani, fatta eccezione per l'autonomia impositiva prevista dai rispettivi statuti della Regione Friuli-Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e di Bolzano.
L'obbligo del pagamento dell'IMU riguarda fabbricati (ad eccezione delle abitazioni principali e assimilate), aree fabbricabili e terreni agricoli. Di norma, il tributo è pagato dal proprietario dell'immobile o dal titolare di diritti reali su di esso. Sono tenuti al pagamento anche il genitore separato assegnatario della casa familiare, il concessionario di aree demaniali e il locatario per i fabbricati concesse in leasing.
Le aliquote dell'IMU sono stabilite dai Comuni, con la possibilità di applicare aliquote più alte o più basse entro determinati limiti. Le delibere dei Comuni devono essere pubblicate entro il 28 ottobre di ogni anno, altrimenti restano in vigore le aliquote dell'anno precedente. Dal 2025, cambierà questa regola, entrando in vigore le disposizioni previste dal Dm del 7 luglio 2023.
L'importo dell'IMU si calcola applicando l'aliquota alla base imponibile, determinata dal valore del bene stesso. Ad esempio, per i fabbricati iscritti in catasto, si considera il valore dell'edificio con moltiplicatori specifici per ciascuna categoria catastale.
È fondamentale verificare le esenzioni prima del pagamento, che includono immobili appartenenti a enti statali e pubblici, destinati esclusivamente a compiti istituzionali, e altri casi specificati dalla disciplina. Inoltre, sono esenti i terreni agricoli in determinate situazioni.
Dal 2023, non è dovuta l'IMU per gli immobili occupati abusivamente, a condizione che la situazione sia stata denunciata all'autorità giudiziaria e al comune competente secondo le modalità stabilite da un decreto MEF.
Restano esenti fino al 31 dicembre 2023 alcuni fabbricati colpiti da sismi in specifiche zone.
Ci sono agevolazioni per aree fabbricabili agricole, fabbricati storici o artistici, immobili inagibili, abitazioni concesse in comodato, e abitazioni a canone concordato.
mercoledì 6 dicembre 2023
LE INSIDIE DEL REGIME FORFETTARIO NEL 2023
Per verificare il superamento del limite, è consigliabile consultare le circolari dell'Agenzia delle Entrate 10/E del 2016 e 9/E del 2019. Il regime forfettario si basa sul criterio di cassa, considerando gli incassi anziché le fatture emesse per la verifica della soglia.
Il superamento del limite, come stabilito dal comma 71 della legge 190/2014, comporta la perdita del regime a partire dall'anno successivo a quello in cui la soglia è stata superata. Nel 2023, è stata introdotta una nuova soglia, prevedendo l'uscita nel corso dell'anno per chi percepisce ricavi o compensi superiori a 100.000 euro.
La verifica diventa più critica dal 2023, poiché è possibile uscire non solo dall'anno successivo ma anche da quello in corso, con conseguenze da affrontare in quest'ultimo caso.
L'uscita durante l'anno comporta l'applicazione della tassazione Irpef ordinaria su tutti i ricavi/compensi dell'anno, con l'imposizione dell'IVA "a partire dalle operazioni che comportano il superamento del predetto limite". Non è chiara la modalità di applicazione dell'IVA in assenza di indicazioni precise, ma si ritiene che debba essere applicata sull'intera operazione che determina il superamento del limite.
L'applicazione dell'IVA genera il diritto alla detrazione, ma su questo punto mancano chiarimenti ufficiali. Le ritenute sui compensi sono applicabili al momento della corresponsione in caso di fuoriuscita durante l'anno, secondo l'articolo 25 del Dpr 600/1073, senza effetto retroattivo. Per le "operazioni passive", il professionista non assume retroattivamente il ruolo di sostituto d'imposta.
In sintesi, i forfettari potrebbero trovarsi in tre situazioni nel 2023:
- Se i ricavi/compensi non superano gli 85.000 euro, potranno applicare il regime forfettario anche nel 2024, rispettando gli altri requisiti.
- Se i ricavi/compensi superano gli 85.000 ma non raggiungono i 100.000 euro, dovranno passare all'ordinario nel 2024.
- Oltre i 100.000 euro, il regime ordinario dovrà essere applicato già dal 2023.
lunedì 4 dicembre 2023
REVOCA E DIMISSIONI DELL'AMMINISTRATORE: LA GUIDA PER UNA GESTIONE CONDOMINIALE SENZA SORPRESE!
Nel contesto della gestione condominiale, la figura
dell'amministratore svolge un ruolo cruciale. La normativa italiana, delineata
dall'articolo 1129 del Codice Civile, fornisce regole chiare per la revoca
dell'amministratore, le sue dimissioni, e i poteri in regime di
"prorogatio imperii". In questo articolo, esamineremo i principali
punti relativi a questi aspetti e le implicazioni legali ad essi associati.
Revoca dell'amministratore: quando e come avviene
Secondo l'articolo 1129, comma 11, del Codice Civile,
l'assemblea condominiale può revocare l'amministratore in qualsiasi momento,
con lo stesso quorum utilizzato per la nomina. La revoca può avvenire senza
giusta causa alla scadenza naturale del mandato, ma se anticipata, richiede una
motivazione valida. Gravi irregolarità, come omissione della convocazione
dell'assemblea per l'approvazione del rendiconto condominiale o mancata
apertura del conto corrente, possono giustificare la revoca su richiesta di un condomino.
Le "gravi irregolarità" includono diverse
situazioni, come il rifiuto di convocare assemblee necessarie, omissioni
fiscali, e comportamenti che generano confusione tra il patrimonio del
condominio e quello personale dell'amministratore. In caso di revoca,
l'autorità giudiziaria può intervenire su richiesta dei condomini.
Il provvedimento giudiziale e la consegna della
documentazione
L'articolo 64 delle "Disposizioni di attuazione del
Codice Civile" stabilisce che la revoca può essere decisa dal tribunale
dopo aver sentito l'amministratore. In caso di revoca, l'amministratore uscente
è tenuto a consegnare tutta la documentazione in suo possesso relativa al
condominio e ai singoli condòmini. Il mancato rispetto di questa disposizione
può configurare il reato di appropriazione indebita.
Dimissioni dell'amministratore: quando sono legittime?
L'amministratore può dimettersi in qualsiasi momento senza
preavviso, ma in assenza di giusta causa, potrebbe essere tenuto a risarcire il
condominio. In caso di dimissioni, l'amministratore deve convocare un'assemblea
per la nomina del successore. Se l'assemblea non raggiunge il quorum,
l'amministratore uscente può richiedere l'intervento dell'autorità giudiziaria
per la nomina del sostituto.
Regime di "prorogatio imperii": cosa comporta
Il regime di "prorogatio imperii" stabilisce che
l'amministratore uscente rimane in carica fino alla nomina del successore,
operando in via provvisoria. Tuttavia, l'assemblea può evitarlo con una
delibera specifica e nominando un nuovo amministratore. In questo regime,
l'amministratore può svolgere solo attività essenziali, a meno che l'assemblea
non ratifichi le sue azioni.
Compensazione dell'amministratore: la delibera deve
specificare il compenso
La delibera che nomina o conferma l'amministratore è
considerata nulla se non specifica il compenso. Secondo l'articolo 1129, comma
quattordicesimo, del Codice Civile, il compenso deve essere specificato in modo
analitico. La mancanza di chiarezza sull'importo del compenso può rendere nulla
la delibera.
In sintesi, la gestione dell'amministratore di condominio è soggetta a precise normative che disciplinano revoca, dimissioni e compensi. La comprensione di tali disposizioni è fondamentale per garantire una gestione condominiale trasparente e conforme alla legge.
venerdì 1 dicembre 2023
SRL: LE NORME CHE MOLTE SOCIETA' IGNORANO!
Le società a responsabilità limitata (Srl) costituite alla
data del 16 marzo 2019, con un esercizio coincidente con l'anno solare, e che
nel corso del 2021 e del 2022 hanno superato i nuovi limiti dimensionali
relativi all'attivo, ai ricavi e agli occupati, erano tenute a procedere
obbligatoriamente alla nomina di un organo di controllo o di un revisore entro
la data di approvazione del bilancio dell'esercizio 2022. Tale data poteva
essere fissata al più tardi entro 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio,
cioè entro il 30 aprile 2023, o entro 180 giorni in casi eccezionali, entro il
29 giugno 2023.
L'articolo 2477, comma 2, lettera c) del codice civile, così
come modificato dal Codice della crisi, stabilisce che i limiti dimensionali
che, se superati per almeno due esercizi consecutivi, rendono obbligatoria la
nomina dell'organo di controllo o del revisore in una Srl sono i seguenti:
- Totale dell'attivo nello Stato patrimoniale: 4 milioni di euro;
- Ricavi delle vendite e delle prestazioni di servizi: 4 milioni di euro;
- Dipendenti occupati in media nell'esercizio: 20 unità.
Per verificare il superamento dei limiti dimensionali, è
necessario fare riferimento ai bilanci degli esercizi chiusi al 31 dicembre
2021 e 2022 nel caso di esercizio solare. L'obbligo di mantenere l'organo di
controllo o il revisore cessa se per tre esercizi consecutivi non si supera
nessuno dei limiti dimensionali, come previsto dal terzo comma dell'articolo
2477 del codice civile.
Si sottolinea che in caso di mancata nomina da parte delle
assemblee societarie, i Conservatori dei Registri delle imprese segnaleranno la
carenza ai tribunali competenti secondo quanto previsto dall'art. 2477, comma
5, del codice civile. Gli uffici del Registro delle imprese stanno attualmente
inviando lettere di sollecito alle società che, nonostante l'obbligo giuridico,
non hanno ancora provveduto alla nomina dell'organo di controllo o del revisore
durante l'assemblea di approvazione del bilancio 2022.
Dopo il sollecito, i Conservatori dei Registri delle imprese
procederanno alle segnalazioni di carenza ai tribunali competenti. Nel caso in
cui il tribunale competente riceva la segnalazione, sarà responsabile della
nomina dell'organo di controllo o del revisore, decidendo anche il tipo di
controlli da applicare alla società (nomina di un sindaco o di un revisore).
Inoltre, il tribunale stabilirà se la società deve essere sottoposta sia ai
controlli previsti dall'art. 2403 del codice civile che alla revisione legale
(nominando un sindaco unico o un collegio sindacale), oppure solo a
quest'ultima (nominando esclusivamente un revisore). È importante notare che il
tribunale determinerà anche il professionista da nominare e il relativo
compenso, probabilmente basandosi sui parametri giudiziali indicati nel DM
140/2012, parametri che sono attualmente in fase di modifica.
mercoledì 22 novembre 2023
TITOLARE EFFETTIVO: SANZIONI IN ARRIVO PER CHI TRASCURA LA COMUNICAZIONE
Il Registro dei titolari effettivi, istituito con il Decreto
MEF dell'11 marzo 2022, n. 55, in vigore dal 9 giugno 2022, ha due sezioni
distintive: la prima dedicata all'iscrizione della titolarità effettiva di
imprese e persone giuridiche private e la seconda, denominata
"speciale," destinata all'iscrizione di trust e istituti giuridici
affini.
A partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 9
ottobre scorso, scatta un termine perentorio di 60 giorni per effettuare la
comunicazione, e di conseguenza, l'adempimento deve essere completato entro
l'11 dicembre 2023. Per le entità costituite dopo l'entrata in vigore del
decreto (dal 9 ottobre in poi), la comunicazione deve avvenire entro 30 giorni
dall'iscrizione nei registri pertinenti, nel caso di imprese e persone
giuridiche private, o dalla data di costituzione, nel caso di trust e mandati fiduciari.
Il panorama normativo relativo alle attività antiriciclaggio
è in costante evoluzione, con il titolare effettivo che svolge un ruolo chiave.
Nel tempo, la sua definizione e le responsabilità a esso attribuite sono state
ridefinite per aumentare l'efficacia nel contrastare le attività illecite e
prevenire l'uso di strutture societarie poco trasparenti.
Il concetto di titolare effettivo, introdotto come elemento
fondamentale nell'adeguata verifica per identificare la persona fisica che
possiede o controlla un'entità giuridica, richiede alle imprese di
identificarlo e registrarlo per garantire la trasparenza nelle attività
commerciali e prevenire l'utilizzo di strutture societarie complesse a fini
illeciti.
Le conseguenze della mancata comunicazione della titolarità
effettiva sono rilevanti sul versante sanzionatorio. L'omissione comporta
l'applicazione di sanzioni pecuniarie, come previsto dall'art. 2630 c.c., che
variano da 103 a 1.032 euro, con una riduzione a 1/3 se il ritardo è inferiore
o uguale a 30 giorni. Queste sanzioni sono accertate e contestate dalla Camera
di commercio competente.
Il decreto stabilisce che le informazioni sulla titolarità
effettiva devono essere costantemente aggiornate, con l'obbligo per le imprese
e le persone giuridiche private di comunicare eventuali variazioni entro 30
giorni dal compimento dell'atto che dà luogo a variazione.
martedì 21 novembre 2023
CASA DOLCE CASA. COME ARREDARE E RISPARMIARE CON IL BONUS MOBILI
Gli interventi inclusi sono la manutenzione ordinaria sulle parti comuni di edifici residenziali, la manutenzione straordinaria su singole unità immobiliari residenziali e parti comuni di edifici residenziali, il restauro e risanamento conservativo su singole unità immobiliari e parti comuni di edifici residenziali, la ristrutturazione edilizia (compresi demolizione e successiva ricostruzione con volume inferiore) e interventi necessari a ricostruzione o ripristino dell'immobile danneggiato da eventi calamitosi.
Il bonus si applica anche a interventi di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia su interi fabbricati eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e cooperative edilizie, con successiva alienazione o assegnazione dell'immobile entro 18 mesi dalla fine dei lavori.
La detrazione è concessa anche se il contribuente ha sostenuto solo una parte delle spese o ha pagato solo il compenso del professionista o gli oneri di urbanizzazione. Tuttavia, se le spese per il recupero edilizio sono sostenute da un coniuge e quelle per l'arredo dall'altro, il bonus mobili non è applicabile.
Il bonus mobili si applica all'acquisto, anche all'estero, di mobili e grandi elettrodomestici specifici. È necessario che gli interventi di recupero del patrimonio edilizio abbiano inizio dall'1° gennaio dell'anno precedente a quello dell'acquisto.
La detrazione è del 50% delle spese sostenute, con un limite massimo di spesa detraibile di 8.000 euro per il 2023 e 5.000 euro per il 2024. La detrazione può essere richiesta anche se l'acquisto dei mobili precede il pagamento delle spese di ristrutturazione, a condizione che i lavori siano in corso.
Il bonus è erogato in 10 quote annuali costanti tramite detrazione d'imposta, e non può essere trasferito in caso di decesso del contribuente o cessione dell'immobile oggetto del recupero edilizio. Nel caso di elettrodomestici, è necessario comunicare all'ENEA la classe energetica e la potenza elettrica entro 90 giorni dalla data del bonifico o di altro documento di acquisto valido. La mancata o tardiva comunicazione non comporta la perdita del diritto al bonus mobili, come indicato nella risoluzione n. 46/E/2019 dell'Agenzia delle Entrate.
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Il diritto di proprietà, garantito dall'articolo 832 del Codice Civile italiano, conferisce al proprietario la possibilità di godere e d...
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